Yuri Berra costruisce un passaggio che ha la delicatezza di una metamorfosi. Le sue parole si muovono tra due stati, tra uno “ieri” che trattiene e un “oggi” che afferma.
L’edera richiama qualcosa che aderisce, che si avvolge, che cresce restando legata. La “penombra d’edera” aggiunge una sfumatura più raccolta, più nascosta, come una presenza che esiste ma resta in parte trattenuta, in parte coperta.
Poi arriva lo scarto: “oggi sono io”. Una dichiarazione semplice, ma piena, in cui si avverte un’emersione, un prendere forma, un riconoscersi. In questo passaggio si apre una sensazione di freschezza, come se qualcosa trovasse finalmente aria, luce, spazio per esistere in modo diretto.
C’è una qualità nuova che si affaccia, pronta per il proprio futuro, capace di stare nel presente con una consapevolezza diversa, più piena.
Yuri Berra consegna una frase che racconta un cambiamento essenziale, in cui il tempo diventa trasformazione e l’identità prende voce. Una frase che resta per la sua capacità di dire, con leggerezza, il momento in cui si diventa.




