“Le mie paure” – Simone Frascogna, Airuno (LC)

Sull’isola che non c’era” al Salone del Libro di Torino: le voci dei ragazzi
testo nell'immagine: …vorrei andare a visitare le prigioni mute perché immagino che lì non si possa parlare per cui non mi sentirei diverso anche se un mondo dove non si può parlare sarebbe terrificante.

Simone Frascogna apre una riflessione che attraversa un punto fragile e profondamente umano. Le “prigioni mute” diventano subito più di un luogo: prendono la forma di uno spazio interiore, in cui le parole restano ferme, in cui ciò che si ha dentro fatica a uscire.

Dentro questa immagine si affaccia un desiderio sottile: quello di trovarsi in un mondo in cui quella difficoltà sia condivisa, in cui il silenzio non separi, ma renda simili. Un pensiero che, per un attimo, sembra offrire sollievo, come se l’assenza di parola potesse diventare una forma di appartenenza.

Poi arriva uno scarto netto. L’idea di un mondo senza parola mostra tutta la sua durezza, tutta la sua perdita. Ed è lì che si riconosce qualcosa che riguarda tutti: quella sensazione di essere, a volte, dentro una prigione che non si vede, fatta di parole che non arrivano, di pensieri che restano sospesi.

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