Jacopo Peruzzini non si limita a raccontare un legame, lo fa vivere dandogli peso. In queste parole c’è qualcosa di totale, come se non esistesse una misura possibile tra sé e l’altro, come se ogni esperienza dovesse essere attraversata insieme, o addirittura da uno solo per due.
Quel “per entrambi” che ritorna non è solo una ripetizione: è una presa di responsabilità che cresce, fino a diventare quasi inevitabile. Parlare, soffrire, colmare. Tre movimenti che portano sempre più dentro, fino a toccare quel vuoto interiore che nessuno riesce davvero a riempire.
Ed è proprio lì che la frase si apre. Perché mentre racconta una vicinanza assoluta, lascia emergere anche una fragilità profonda: quella di chi prova a farsi carico di qualcosa che, per sua natura, resta.
Jacopo Peruzzini consegna così un’immagine intensa e sospesa, in cui la forza del legame convive con il peso silenzioso del limite. Una frase che non cerca di rassicurare, ma che continua a lavorare dentro chi la legge.




